Il cervello plastico: come possiamo cambiare chi siamo

Nell’articolo sulle credenze di base abbiamo visto come alcune convinzioni profonde — spesso nate molto presto nella nostra vita — diventino la lente attraverso cui leggiamo noi stessi, gli altri e il mondo.

A questo punto potrebbe sorgere una domanda legittima:

Se queste credenze sono così radicate, è davvero possibile cambiarle?

La risposta arriva dalla neuroscienza, ed è una risposta sorprendentemente incoraggiante.

Il cervello non è una struttura fissa

Per molto tempo si è creduto che il cervello fosse una struttura rigida, immutabile dopo l’infanzia.
Oggi sappiamo che questa idea è falsa.

La neuroscienza contemporanea parla di plasticità cerebrale, ovvero della capacità del cervello di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta all’esperienza, all’apprendimento, alle emozioni e persino ai pensieri ripetuti.

Il neuroscienziato Eric Kandel, premio Nobel per la Medicina nel 2000, ha dimostrato che ogni esperienza significativa modifica la forza delle connessioni tra i neuroni, le cosiddette sinapsi (Kandel et al., Principles of Neural Science).

In altre parole:
👉 ciò che viviamo, pensiamo e sentiamo lascia una traccia biologica reale nel cervello.


“I neuroni che si attivano insieme, si connettono tra loro”

Uno dei principi fondamentali della plasticità cerebrale è stato formulato già nel 1949 dallo psicologo e neuroscienziato Donald Hebb.

Il suo famoso assunto dice:

“Neurons that fire together, wire together”
(I neuroni che si attivano insieme, si connettono tra loro)

Questo significa che più un certo schema di pensiero o di emozione viene ripetuto, più le connessioni neurali che lo sostengono diventano forti e automatiche.

Ed è esattamente così che si formano le credenze di base:

  • attraverso esperienze ripetute
  • cariche emotivamente
  • soprattutto nell’infanzia

Ma — ed è qui il punto cruciale — lo stesso meccanismo vale anche per il cambiamento.

Credenze di base e plasticità: il ponte

Judith Beck, nel suo lavoro sulla Terapia Cognitivo-Comportamentale, descrive le credenze di base come convinzioni profonde, globali e spesso inconsapevoli che guidano emozioni e comportamenti.

Oggi possiamo dire qualcosa in più: quelle credenze non sono solo idee, ma reti neurali consolidate.

Quando una credenza cambia, non stiamo semplicemente “pensando positivo”: stiamo costruendo nuove connessioni neurali e indebolendo quelle vecchie.

Il cambiamento richiede tempo perché il cervello ha bisogno di:

  • ripetizione
  • esperienza emotiva correttiva
  • attenzione consapevole

Ma è possibile, perché il cervello rimane plastico per tutta la vita.


Esperienza, emozione e cambiamento

Il neurologo e psichiatra Norman Doidge ha documentato numerosi casi clinici in cui il cervello si riorganizza anche dopo traumi, lesioni o schemi mentali profondamente radicati (The Brain That Changes Itself).

Ciò che emerge con forza dai suoi studi è che l’esperienza emotivamente significativa vissuta in modo consapevole è uno dei motori più potenti del cambiamento cerebrale.

Secondo Doidge, le credenze profonde non cambiano con le spiegazioni, ma con esperienze ripetute che le contraddicono.

Il cervello cambia quindi quando vive una nuova esperienza emotiva:

  • sufficientemente intensa
  • sufficientemente ripetuta
  • sufficientemente sicura

È per questo che:

  • la relazione terapeutica
  • l’ascolto profondo
  • la scrittura emotiva
  • la consapevolezza corporea

sono strumenti potenti: creano esperienze correttive, non solo intuizioni che creano consapevolezza.

Cambiare non significa cancellare

La plasticità cerebrale non implica “cancellare” il passato.
Le vecchie connessioni non spariscono: perdono forza.

Cambiare una credenza di base significa:

  • costruire nuove strade neurali
  • rendere meno automatiche quelle vecchie
  • permettere al cervello di scegliere percorsi diversi

È un processo graduale, fatto di piccoli spostamenti di prospettiva.

In conclusione

La plasticità del cervello ci dice una cosa essenziale: non siamo condannati a restare ciò che siamo stati.

Le credenze di base possono essere riconosciute, messe in discussione e trasformate perché il cervello è vivo, dinamico, in continuo dialogo con l’esperienza.

Cambiare richiede tempo, ascolto e pazienza.
Ma è una possibilità reale, sostenuta non solo dalla psicologia, ma dalla biologia stessa.

Credenze di base: origini, effetti e come cambiarle

C’è qualcosa di particolare che accade quando impariamo qualcosa che mette in discussione ciò che credevamo fino a un attimo prima: cambiamo posizione interna.

Ci spostiamo mentalmente, e la realtà che guardavamo da un lato ora la osserviamo da un altro. La stessa cosa… non è più la stessa cosa.

Pensiamo a quando Charles Darwin pubblicò L’origine della specie. L’idea che le specie non fossero create così come le vediamo, ma che evolvessero nel tempo, fu una frattura gigantesca nel modo in cui l’essere umano guardava sé stesso.

All’improvviso si incrinarono credenze profonde:

  • L’uomo non era stato creato così com’è;
  • Le specie non erano immutabili;
  • L’essere umano non era al vertice della scala naturale;
  • Esisteva un legame biologico con tutte le altre forme di vita.

Per accogliere questa nuova prospettiva, l’uomo dovette fare qualcosa di difficilissimo: mettere in discussione la propria credenza di base più intima.

Una credenza di base era crollata.
E quando crolla, succede sempre la stessa cosa: si aprono nuove domande.


❓ Cosa Sono le Credenze di Base?

Quello che avvenne su scala collettiva con Darwin è lo stesso processo che accade dentro ciascuno di noi.

Quando una nostra idea profonda — una convinzione che ci sembrava un fatto — cambia posizione, tutto il resto deve riassestarsi. La psicologia cognitiva chiama questo nucleo profondo credenza di base o core belief.

Secondo Judith Beck, le credenze di base sono:

  • Idee fondamentali, assolute su noi stessi, gli altri e il mondo;
  • Rigide e semplificate, spesso del tipo “o tutto o niente”;
  • Formate nell’infanzia, attraverso le prime esperienze emotive e relazionali;
  • Inconsapevoli, tanto da sembrarci “la realtà”;
  • Determinanti nelle emozioni e nei comportamenti che viviamo oggi.

Beck spiega che queste credenze:

  • Funzionano come lenti interpretative: non vediamo il mondo com’è, ma come la credenza ci permette di vederlo;
  • Restano tranquille finché la vita non le tocca, attivandole con eventi come critica, fallimento, rifiuto o abbandono;
  • Generano regole rigide come “Devo essere perfetto”, “Non posso fidarmi”, “Se sbaglio, non valgo”.

In altre parole, le credenze di base sono l’impalcatura invisibile della nostra identità, il punto più profondo da cui nascono emozioni, reazioni e decisioni quotidiane.


🔍 Come Riconoscere una Credenza di Base

Riconoscere una credenza di base non è semplice, perché è invisibile e lavora soprattutto nell’ombra.

Si manifesta indirettamente, attraverso segnali tipici:

1️⃣ Emozioni “Disproporzionate”

Sono emozioni troppo intense rispetto alla situazione:

  • Una frase qualunque può diventare una ferita;
  • Un ritardo può sembrare un abbandono;
  • Un errore può scatenare vergogna o panico.

Quando un’emozione sembra un’esagerazione, spesso non stai reagendo al presente… ma a una credenza antica.

2️⃣ Pensieri Automatici Ricorrenti

Sono pensieri che emergono senza essere chiamati:

“Non ce la farò.”
“Non sono abbastanza.”
“È colpa mia.”
“Tanto finirà male.”

Non sono semplici opinioni: sono eco di una struttura più profonda, la superficie di una credenza radicata.

3️⃣ Regole Interiori Rigide

Ogni credenza di base genera regole interiori che ci impongono come dovremmo essere per sentirci accettabili o sicuri:

  • “Devo essere perfetto.”
  • “Non devo mai arrabbiarmi.”
  • “Devo rendere tutti felici.”
  • “Non posso mostrarmi vulnerabile.”
  • “Devo controllare tutto.”

Queste regole sono muri invisibili che ci limitano, spesso ereditati dalle prime esperienze.


🌱 Come si Generano le Credenze di Base

Le credenze di base si formano soprattutto nell’infanzia, nei momenti in cui sperimentiamo emozioni intense e apprendiamo dai primi legami affettivi. Judith Beck individua quattro fattori principali:

  1. Esperienze emotive precoci
    Emozioni vissute da bambini — gioia, paura, rabbia, rifiuto — diventano segnali per interpretare il mondo. Es.: un bambino ripetutamente rimproverato interiorizza “Non sono mai abbastanza”.
  2. Relazioni significative
    Genitori, caregiver, fratelli, insegnanti modellano le prime convinzioni su sé stessi e sugli altri.
  3. Generalizzazioni e semplificazioni
    Per difendersi da esperienze dolorose, il bambino semplifica la realtà in schemi assoluti:
    • “Se fallisco, non valgo”
    • “Non posso fidarmi di nessuno”
    • “Il mondo è pericoloso”
  4. Consolidamento attraverso la ripetizione
    Ogni esperienza che conferma la regola interiore la rende più profonda e automatica.

Le credenze di base si costruiscono quindi mattone dopo mattone, diventando lenti attraverso cui vediamo noi stessi e il mondo.


⚒️ Come Abbattere una Credenza di Base

Riconoscere la credenza è il primo passo, ma cambiarla richiede consapevolezza, coraggio e pratica. Judith Beck suggerisce un percorso in più fasi:

1️⃣ Individuare la credenza

Osserva emozioni forti, pensieri automatici e regole interiori. Chiediti:

“Quale convinzione profonda sta parlando qui?”

2️⃣ Valutare l’accuratezza della credenza

Molte credenze sono generalizzazioni dell’infanzia. Chiediti:

“Ci sono prove concrete che questa regola sia sempre valida?”

3️⃣ Sfidare la credenza

Metti in discussione la credenza con domande come:

  • “Ci sono situazioni in cui questa credenza non è vera?”
  • “Quali alternative più realistiche posso adottare?”

4️⃣ Sperimentare nuovi comportamenti

Agisci come se la vecchia credenza non fosse più assoluta. Es.: se credi “Devo essere perfetto”, prova a fare qualcosa imperfettamente e osserva le conseguenze.

5️⃣ Consolidare la nuova convinzione

Ogni volta che sperimenti un’alternativa più sana, rafforzi la nuova credenza. La pratica costante trasforma lentamente la struttura profonda della mente.


✨ Conclusione

Le credenze di base sono l’impalcatura invisibile della nostra mente. Riconoscerle, sfidarle e sostituirle richiede tempo, ma ogni passo apre nuove prospettive e libertà interiore.

💡 Prossimo passo: osserva oggi quale regola interiore rigida ti limita e prova a metterla in discussione!

Il bambino perduto e ritrovato ✨

Nell’ultimo articolo ci eravamo ripromessi di parlare del bambino interiore.
Il titolo di oggi cita volutamente un libro di Alba Marcoli, che avevo comprato dopo aver fatto l’esercizio delle tre parole, per poi scoprire che la mia bambina interiore aveva ancora tanto da raccontarmi e da regalarmi.

Il libro si rivolge ai genitori che vivono delle difficoltà con i propri figli, ma rivela qualcosa di più profondo: che spesso queste criticità non nascono dai figli, né dalla relazione attuale con loro, bensì dai bambini che noi stessi siamo stati, e che la presenza dei figli innesca naturalmente i bambini dentro di noi.

Esperienze che ci formano 🌱

Da piccoli, tutti abbiamo vissuto esperienze che ci hanno segnato in profondità:

  • Negative e dolorose: mancanza, trascuratezza, minaccia, dolore, svalutazione, impotenza, umiliazione, negazione delle emozioni, condizionamento d’amore
  • Positive e formative: attenzione, calore, sostegno, incoraggiamento, approvazione, curiosità condivisa

Si tratta di stati interiori che impariamo a conoscere fin da subito, ma che non siamo ancora in grado di interpretare razionalmente. Li viviamo come esperienze corporee e sensazioni immediate, per esempio:

  • Nella mancanza, un’angoscia di separazione o un vuoto nel corpo
  • Nella trascuratezza, l’assenza di contatto e di calore
  • Nella cura e nell’attenzione, un senso di sicurezza, fiducia e energia positiva che ci spinge a esplorare il mondo
  • Nell’incoraggiamento, la gioia di sentirsi capaci e riconosciuti

Come il bambino interpreta il mondo 🧠

Nella sua mente semplice e concreta, il bambino tenta comunque di dare un senso a ciò che accade. Interpreta “alla sua maniera” le ragioni per cui certe cose succedono.

Proprio perché il suo mondo è più elementare — fatto di bianco e nero, di amore o rifiuto — queste interpretazioni possono trasformarsi in credenze di base che lo accompagneranno per tutta la vita.

Queste credenze diventano il terreno su cui costruiremo la nostra vita emotiva e relazionale da adulti.

La curiosità uccise il gatto… oppure no

Immaginiamo un bambino che, spinto dal desiderio di esplorare, si avvicini ad un oggetto, magari molto importante per il genitore

  • Se l’adulto lo accompagna con calma e fiducia, spiegando cosa rappresenta l’oggetto e lasciandolo toccare con delicatezza, il bambino riceverà un messaggio implicito:
    👉 “È bello essere curioso. Il mondo è sicuro e posso esplorarlo.”

Questa diventa una credenza di base positiva, che da adulto si tradurrà nella libertà di chiedere, conoscere, provare e sperimentare — senza paura di sbagliare.

  • Se invece il bambino viene sgridato, strattonato o umiliato — “Non toccare! Guarda cosa hai fatto! Sei sempre il solito!” — il messaggio che si imprime non è più curiosità, ma paura:
    👉 “Meglio non toccare nulla. Se esploro, succede qualcosa di brutto.”

Da qui nasce una credenza di base negativa, che da adulti può portare a trattenersi, non chiedere e non fidarsi della propria spinta esplorativa.

Il bambino interiore e la magia del chiromante ✨

Il nostro bimbo interiore è colui che ha piantato il seme della credenza di base.
Anche da adulti, possiamo sentire ancora quel bambino dentro di noi che sussurra: “Meglio non esplorare”.

Con il tempo, crediamo che quel seme sia ormai diventato un pensiero radicato dentro di noi, qualcosa di immutabile.
E la maggior parte delle volte pensiamo anche che quel tempo, in cui eravamo piccoli, sia ormai lontano, passato per sempre. Ed è vero: quel tempo è passato.
Ma il nostro bambino interiore non è rimasto nel passato: lui è ancora qui con noi.
È come scoprire una formula magica sospesa nel tempo, una lettura di noi stessi in attesa di essere compresa

Oggi, come adulti, siamo il chiromante che finalmente sa leggere quella formula: siamo colui capace di ascoltare, accogliere e dare voce a quel bambino.
Ed è in quel momento che la magia accade davvero. ✨

Il risveglio completo 🌈

Ora che il nostro bambino interiore è stato ascoltato, ci capiterà di risentirlo molte altre volte dentro di noi.

  • In certi momenti riconosceremo la sua voce dietro le nostre paure, le esitazioni, ma anche dietro i nostri entusiasmi e le spinte più autentiche
  • Scopriremo che molte delle nostre dinamiche, positive o negative, derivano dai semini che ha piantato tanto tempo fa

Da questo incontro nasce un dialogo continuo, in cui adulto e bambino si scambieranno continuamente qualcosa l’un l’altro, fino a essere pronti per incontrare la bestia: il nostro daimon!

Domande per il lettore

Siamo arrivati alla fine dell’articolo, adesso ti chiederai:

  • Di che cosa ha bisogno il mio bambino interiore?
  • Che cosa ho dato per vero della mia vita che in realtà è stata da sempre la realtà del bambino che sono stato?
  • Quali semi ho piantato ormai molti anni fa?
  • Quali sono le mie credenze di base?

Preparati a tornare nella stanza vuota, armato di quadernetto, nel prossimo articolo parleremo delle credenze di base e di come riconoscerle sul nostro percorso. 🌱

Demone e bambino interiore: esplora chi sei davvero

Nell’ultimo articolo ci siamo soffermati sulla consapevolezza delle nostre emozioni, sul perché riviverle ne parleremo in questo nuovo articolo.

💧 L’emozione è la soglia

Le parole scritte sul quadernetto sono state la chiave per aprire qualche porticina sull’inconscio, che inevitabilmente ti ha rilanciato indietro un messaggio: la sintonia con la parola scritta può manifestare in te rabbia, gioia, tristezza…

Hai appena attraversato una soglia.

Non conduce in un luogo spaventoso, ma in una zona in penombra: un punto di confine tra ciò che conosci e ciò che attende di essere riconosciuto.
Se non ti fermi ad osservarla, non potrai sapere cosa custodisce.

Al di là di quella soglia, qualcuno ti stava aspettando.
Tra di voi si stende il velo dell’inconscio — ma anche della coscienza — che ti protegge, ammorbidendo i colpi che arrivano come proiettili emotivi.

Chi è quel “qualcuno”? 🤔

🌗 Due ombre dentro di noi: il demone e il bambino

Dentro ognuno di noi vivono due presenze antiche: il demone e il bambino.
Il primo è una forza che spinge, il secondo una voce che ricorda.

Il demone sa dove dobbiamo andare,
il bambino sa da dove veniamo.

Entrambi conoscono la verità prima della mente — e quando li ascolti, ti accorgi che non parlano due lingue diverse, ma due accenti dello stesso Sé.

🔥 Il demone – la spinta del destino

I filosofi greci lo chiamavano Daimon.
Oggi la parola “demone” evoca paura e malvagità, ma nel suo significato più profondo e antico, egli non è una presenza oscura: è una forza vitale, che vive dentro di noi e, come una spinta irrazionale, ci guida verso ciò che ci fa vibrare — anche se non sappiamo perché.

Non ha paura dell’ombra, perché lì dentro vede i semi di qualcosa che vuole nascere 🌱.

Il demone conosce le nostre vocazioni, i talenti nascosti, e non si lascia ingannare dai giudizi, dalle paure o dai fallimenti accumulati nel tempo.
È una forza proiettiva, che guarda in avanti.

I filosofi greci lo consideravano colui che ti guida verso il tuo destino, ma forse basta vederlo come una spinta che ti conduce verso ciò che ti è più congeniale, ciò che risuona davvero dentro di te.

In definitiva, quando senti una forza che ti chiama, un’intuizione che non puoi ignorare, una necessità di cambiare rotta… spesso è lui che bussa 💫.

🌷 Il bambino – la memoria dell’anima

Il bambino interiore, invece, non spinge: attende.
Non ti trascina nel futuro, ti riporta dove tutto è cominciato.

È la parte emotiva e istintiva che abbiamo sviluppato nei primi anni di vita — quella che sente prima di capire, che si meraviglia, che ama senza condizioni, ma che allo stesso tempo può ferirsi profondamente.

Dentro di noi, questo bambino continua a esistere, anche se spesso lo dimentichiamo.
Rimane nascosto dietro le difese che abbiamo costruito crescendo:
il controllo, la razionalità, il bisogno di apparire forti o “adatti”.

Ogni volta che proviamo un’emozione spontanea e intensa — la gioia pura 😃, la paura improvvisa 😨, la tristezza senza motivo 😢, la nostalgia 🌙 — è lui che si manifesta.

Il bambino interiore porta con sé spesso i fardelli che, a un certo punto della vita, gli abbiamo consegnato quasi senza accorgercene.
E così, dentro di sé, custodisce ciò che abbiamo sepolto: emozioni, ferite, ricordi, bisogni non espressi.

💞 Cosa fare quando li incontriamo?

Dobbiamo ascoltarli.
E con loro, accettare le emozioni che provengono dai messaggi che ci stanno trasmettendo.

L’emozione è dopotutto il linguaggio del bambino 👶 quindi, per prima cosa, ascolteremo lui e con lui ciò che abbiamo sepolto.

È possibile che riaffiorino ricordi tristi, e che ci domanderemo “perché” siano accaduti: sarà il segno che è arrivato il momento di lavorarci, di accoglierli come qualcosa di avvenuto e ormai passato.

Quando accoglieremo il bambino interiore, capiterà qualcosa di profondamente bello:
tornerà la leggerezza, la curiosità, ci meraviglieremo delle cose semplici 🌼.

A quel punto, quando sapremo davvero da dove veniamo e chi siamo, potremo accogliere anche il demone.
Ci sentiremo più forti, con meno paura affronteremo le avversità, e ci dirigeremo verso ciò che ci è più congeniale, con la consapevolezza che questa forza è già dentro di noi — ed è proprio il nostro obiettivo che ci aiuterà a tirarla fuori. ✨

Nel prossimo articolo ci soffermeremo sul bambino interiore, sulla sua voce e sul suo modo silenzioso di guidarci verso la verità. 🌸

Un viaggio… emotivo

È il momento di rientrare nella “stanza vuota” e di riprendere in mano il quadernetto, di rileggere la prima delle tre parole e le parole che hai associato.
In quel silenzio esterno ed interno, cominci a sentire una sensazione, da qualche parte dentro di te?
Forse sai benissimo di che si tratta o forse non la ricordi più.
A qualcuno è stato insegnato come riconoscerla ed a qualcun altro no.

E mentre l’uomo primitivo probabilmente viveva con sola ed assoluta coscienza fisica quella sensazione, noi ad un certo punto abbiamo cominciato a darle un nome: l’emozione 💗​.

Che cos’è un’emozione? 🤔​

Un’emozione è innanzitutto una risposta corporea che nasce da uno stimolo, esterno o interno.

Immagina di toccare qualcosa di viscido e molliccio. Per alcuni potrebbe essere sgradevole 🤢, per altri curioso 🤨 o persino piacevole 🙂. Tutto comincia da quella sensazione tattile: parte dalla pelle, risale la mano, il braccio, fino ad arrivare al cervello.

Qui entra in gioco l’amigdala, una piccola struttura cerebrale a forma di mandorla, che funziona come un centro di smistamento: regola la risposta emotiva e decide se etichettarla come disgusto, piacere, sorpresa… chissà 🤯.

In realtà l’emozione è già iniziata dal primo contatto, quando la pelle ha incontrato quell’oggetto viscido. È un processo immediato, rapido, che spesso anticipa persino il pensiero consapevole.

Questo avviene grazie a risposte neurobiologiche: l’amigdala, insieme ad altre aree cerebrali e ghiandole endocrine, attiva una cascata di neurotrasmettitori che regolano il nostro stato emotivo. Solo per esempio (e sicuramente non esaustivo), l’adrenalina e la noradrenalina sono neurotrasmettitori che preparano il corpo all’azione, generando paura o rabbia ⚡ (esempio classico: l'”attacca o fuggi” di fronte a un pericolo).
Sono velocissimi ed invisibili messaggeri che traducono ciò che viviamo in battiti, movimento, respiro 💓.

Uno spettro si aggira dentro di noi 🌈​

Le emozioni umane, così come quelle animali, fanno parte di uno spettro. Che vuol dire? Dobbiamo avere paura?
Lo spettro è una gradazione, come la luce che attraversa un prisma e crea una gamma variegata di colori, anche le emozioni sono così: sono tante e di diverse sfumature per tutti noi.

Per semplicità, le divideremo in gradi, ricordandoci sempre che non tutti viviamo le emozioni alla stessa maniera e con la stessa intensità.

Le emozioni primarie dell’uomo 😃😢😡😨😲🤢

  • Gioia 😃
  • Tristezza 😢
  • Rabbia 😡
  • Paura 😨
  • Sorpresa 😲
  • Disgusto 🤢

Esistono poi emozioni più complesse, combinazioni delle emozioni primarie, ma per ora tratteremo solo le primarie.

Cosa succede al nostro corpo? 🧠💓

Le emozioni umane però non sono solo dei concetti astratti, avviene appunto qualcosa dentro e fuori di noi, vivendole.
Cosa succede al nostro corpo?

  • Gioia 😃 → il corpo si apre agli altri, il respiro si fa leggero, spesso compare il sorriso.
  • Tristezza 😢 → il corpo rallenta, spesso ci allontaniamo dagli altri, le spalle si incurvano, il pianto libera.
  • Rabbia 😡 → il cuore accelera, i muscoli si tendono, il calore sale, il corpo si prepara ad attaccare!
  • Paura 😨 → il corpo si irrigidisce o fugge, il cuore batte forte, i sensi si acuiscono.
  • Sorpresa 😲 → gli occhi si spalancano, il respiro può sospendersi per qualche attimo. Spesso sopraggiunge un’altra emozione.
  • Disgusto 🤢 → il corpo si ritrae, il volto si contrae.

Ritorniamo da dove siamo venuti ✍️

Torniamo al quadernetto: quando rileggi le parole che hai scritto, la tua mente ti porterà ad un simbolo, una figura, un’odore… questi saranno la chiave per aprire una porta dentro di te: una memoria, un vissuto, un’emozione che ti appartiene.

Quindi, leggendo quelle parole, che cosa senti?

Il mio consiglio è di vivere ed accettare l’emozione che arriva, anche se non piacevole, anche se carica. Ricordati che, se non sei pronto, il tuo inconscio non ti scaricherà addosso un’emozione potente come un fulmine ⚡, piuttosto ti cullerà come farebbe una mamma col suo bambino 🤱.

Le emozioni che stanno riaffiorando sono messaggeri che non arrivano a caso: possono riportarci a esperienze passate da comprendere o guarire, oppure farci riscoprire ricordi preziosi e desideri rimasti in silenzio. A volte ci conducono all’origine di ciò che è stato, altre ci aprono a nuove possibilità da creare nel presente.

Accetta l’emozione e domandati: perché mi sento così leggendo queste parole?

Un viaggio a ritroso 🛣️​

Stiamo per addentrarci in un argomento molto delicato, che varia per tutti noi in base al nostro vissuto e che merita un approfondimento che tratterà il riconoscimento, l’accettazione e, poi chissà, forse il liberare spazio, dare finalmente respiro a un desiderio che attendeva il momento giusto per fiorire 🌸 o magari il custodire per sempre dentro di te 💖.

Dammi tre parole – libere associazioni ed introspezione

C’è solo una cura / Io so che lo sai / È una stanza vuota / Io mi fiderei” 🎵

Era il 2001 e Valeria Rossi cantava la canzone Tre parole. A distanza di più di 20 anni, non la vedo più solo come una bella canzone che ricorda un’estate lontana, ma anche come un vero e proprio esercizio di introspezione.

Nell’articolo precedente ci siamo lasciati domandandoci quali tre parole ci risuonino nella testa, nel cuore, in tutto il corpo. Più la risonanza è alta, più è importante chiedersi come mai questo avviene. 💭

“C’è solo una cura… è una stanza vuota”

Adesso getteremo le basi per darci qualche risposta, questa è la serie di mattoncini normalmente più difficile da posare sulla base, poiché ci chiederà il grandissimo sforzo di trovarci “in una stanza vuota” 🏡 (di altre persone e di stimoli) e se lo faremo letteralmente, questo ci aiuterà notevolmente.
Perché è difficile? Non siamo più abituati e stare fermi ed in silenzio in una stanza, infatti l’essere umano non ama i vuoti: abbiamo imparato a riempirli già molto tempo fa con giochi 🎲, musica 🎶, viaggi ✈️, scoperte, parole sia utili che inutili. Ma senza un po’ di silenzio, rischiamo di non sentire davvero niente.

Il punto di partenza: la tua parola

Concentrati sulla tua prima parola, senza sforzarti di farlo nello stile meditativo, fai invece sì che diventi un punto di partenza. 📝

Ora comincia a scrivere tutto ciò che ti viene in mente, senza giudicare, senza ordinare. Può essere:

  • un ricordo 🕰️
  • un’immagine 🖼️
  • una persona 👤
  • una sensazione fisica 💓
  • un odore 🌸

Non importa se sembra incoerente o strano: è proprio in questo flusso spontaneo che cominci a scoprire cosa la parola smuove davvero dentro di te. 🌊

Libere associazioni: dare voce al tuo inconscio

Questa tecnica si chiama libere associazioni e serve per dare voce a chi dentro di noi non dorme mai: l’inconscio, un grande alleato. ​🫂​

Perché è così importante? L’inconscio custodisce emozioni, ricordi e intuizioni non sempre accessibili con il ragionamento: è come uno scrigno silenzioso che continua a lavorare dentro di noi, anche quando non ce ne accorgiamo. 🔑

Le libere associazioni aprono quello scrigno, bypassando i filtri della mente razionale. Quest’ultima spesso “sceglie” cosa è logico, cosa ha senso, cosa è accettabile, rischiando così di non ascoltare ciò che è davvero dentro di noi. 💡

Hai scritto? Ora lascia germogliare 🌱

Una volta scritte le libere associazioni, cosa fare? Prendi distanza: chiudi il quaderno o metti da parte il foglio. Non serve analizzare, correggere o giudicare subito.

Questo permetterà all’inconscio di elaborare senza interferenze. Cioè? L’inconscio continua a elaborare i collegamenti tra ciò che hai scritto, a far emergere significati nascosti o relazioni tra elementi apparentemente scollegati, permetterà inoltre l’integrazione spontanea delle emozioni che si sono attivate scrivendo le libere associazioni, altrimenti la coscienza potrebbe cercare di controllarle. 👀​

Una parola alla volta

Forse ti stai chiedendo: meglio lavorare su tutte e tre le parole insieme o su una alla volta? 🤔
Il mio consiglio è di procedere una parola per volta. Ogni parola porta con sé un mondo intero, e per esplorarlo serve spazio, tempo e ascolto. ⏳

Dedica magari un giorno alla prima, un altro alla seconda, un altro ancora alla terza. Non avere fretta di “arrivare alla fine”: l’introspezione non è una gara. Mettici il tempo che ti serve. 🌱

“Bravo, puoi capire / Cose che non vuoi / Sei il tuo guaritore / Sei nel tuo mondo” 🌟

Da qualche parte si deve pur cominciare

Il primo passo

C’è sempre un primo passo: e questo è il mio. Non importa se piccolo, incerto, tremante. È comunque un passo.

Questo articolo, questo sito, nascono così: da un “inizio” che forse non è perfetto, ma è necessario. 🌱

Il senso di scrivere

Per me, scrivere significa dare forma a un bisogno che avverto da sempre: fermarmi, guardarmi dentro e provare a dare senso al mondo che mi circonda quanto quello che mi abita 🌍. Sicuramente l’ho fatto per raccogliere i fili sparsi dei miei pensieri (tanti, troppi!). Ma lo faccio anche per chi vuole cominciare e non sa come, o da dove.

Nessun obiettivo perfetto

Io non ti consiglio un obiettivo né nel breve né nel lungo termine: questa strada sarà lunga, perché in verità durerà tutta la vita. Ma non temere, perché ti stupirai di quante cose sei capace di fare che prima non avevi nemmeno osato immaginare 💪.

Non diventerai un superuomo e non sarai perfetto: sarebbe inutile proporti un obiettivo così 🚫. Non ti senti già alleggerito dal sapere che stai per iniziare un percorso spontaneo, senza scadenze?

Camminare accanto a te

Non dovrai comprare nulla, né vendere l’anima al diavolo 😅. Tutto ciò che ti serve è già dentro e attorno a te. Io non sarò il tuo guru (non ti serve, anzi, sarebbe peggio averne uno). Camminerò piuttosto accanto a te, magari un po’ più avanti o un po’ più indietro. Tu non preoccuparti: comincia solo ad ascoltare il tuo passo.

Va piano? Va veloce? Vorresti correre di più? O fermarti un po’, anche se gli altri ti superano?

Vorresti tornare indietro? O magari avere un “orologio avanti”? ⏰

Va bene tutto: ogni passo è valido, se è il tuo.

Il potere del quadernetto

Ti basteranno un quadernetto e una matita ✏️ per scriverci i tuoi pensieri, le tue paure, i tuoi desideri… ma anche le emozioni che ti attraversano, le domande che non sai risolvere subito, piccoli momenti di bellezza e gratitudine, e quei lampi di intuizione che emergono all’improvviso.

Non sentirti obbligato a scrivere ogni giorno, né temere di dimenticare qualcosa: ciò che è davvero importante riaffiorerà da solo. Non pensare che i pensieri “poco importanti” non contino: ogni pensiero ha un suo valore. Quelli che risuoneranno di più dentro di te torneranno alla mente più volte. Col tempo, è possibile che cambino forma: ciò che oggi sembrava irrilevante, domani potrebbe rivelarsi fondamentale, in modi che ti sorprenderanno.

Un viaggio interiore

Io ho cominciato così, quasi vent’anni fa: con una risma di fogli. Poi ho smesso, travolta dal lavoro e dal pensiero che “ora sto bene, ora non ho più tempo”. Intanto, dentro di me, tutto si era fermato. In attesa…

Forse anche tu sei in attesa da un po’ ⏳. Fidati: è davvero arrivato il momento di far ripartire quell’orologio, di tornare ad ascoltarti. Se ti pesa non essere ascoltato dagli amici, famiglia, colleghi o capi… allora sii il primo ad ascoltare te stesso 💙.

Dammi tre parole

Per iniziare ti propongo un piccolo esercizio:

Prendi un quaderno solo tuo (o un file protetto da password, se preferisci).

Scrivi 3 parole che ti vengono in mente. Non a caso: devono risuonare dentro di te. Cosa vuol dire? Devono risvegliare un’emozione, qualsiasi essa sia.

Non ti preoccupare se, mentre ti concentri su queste parole, senti dei più o meno piccoli terremoti dentro di te: è un segno che sei sulla strada giusta. Non farti intimorire. C’è una protezione dentro di te che ti guiderà finché non sarai pronto a vivere pienamente anche le emozioni più intense, finora rimaste nascoste. Ci saranno momenti di turbolenza, necessari per poter avanzare oltre e scoprire parti di te che ancora non conosci.

Queste tre parole sono solo l’inizio di un viaggio verso ciò che ancora forse non conosci davvero di te stesso.

Dopo aver scritto, chiudi il quaderno e non pensarci più per ora. Se quelle parole contano davvero per te, torneranno a bussare. E allora chiediti: perché proprio loro? Perché sono importanti per me?

Attento… perché è qui che inizia la magia ✨