C’è solo una cura / Io so che lo sai / È una stanza vuota / Io mi fiderei” 🎵

Era il 2001 e Valeria Rossi cantava la canzone Tre parole. A distanza di più di 20 anni, non la vedo più solo come una bella canzone che ricorda un’estate lontana, ma anche come un vero e proprio esercizio di introspezione.

Nell’articolo precedente ci siamo lasciati domandandoci quali tre parole ci risuonino nella testa, nel cuore, in tutto il corpo. Più la risonanza è alta, più è importante chiedersi come mai questo avviene. 💭

“C’è solo una cura… è una stanza vuota”

Adesso getteremo le basi per darci qualche risposta, questa è la serie di mattoncini normalmente più difficile da posare sulla base, poiché ci chiederà il grandissimo sforzo di trovarci “in una stanza vuota” 🏡 (di altre persone e di stimoli) e se lo faremo letteralmente, questo ci aiuterà notevolmente.
Perché è difficile? Non siamo più abituati e stare fermi ed in silenzio in una stanza, infatti l’essere umano non ama i vuoti: abbiamo imparato a riempirli già molto tempo fa con giochi 🎲, musica 🎶, viaggi ✈️, scoperte, parole sia utili che inutili. Ma senza un po’ di silenzio, rischiamo di non sentire davvero niente.

Il punto di partenza: la tua parola

Concentrati sulla tua prima parola, senza sforzarti di farlo nello stile meditativo, fai invece sì che diventi un punto di partenza. 📝

Ora comincia a scrivere tutto ciò che ti viene in mente, senza giudicare, senza ordinare. Può essere:

  • un ricordo 🕰️
  • un’immagine 🖼️
  • una persona 👤
  • una sensazione fisica 💓
  • un odore 🌸

Non importa se sembra incoerente o strano: è proprio in questo flusso spontaneo che cominci a scoprire cosa la parola smuove davvero dentro di te. 🌊

Libere associazioni: dare voce al tuo inconscio

Questa tecnica si chiama libere associazioni e serve per dare voce a chi dentro di noi non dorme mai: l’inconscio, un grande alleato. ​🫂​

Perché è così importante? L’inconscio custodisce emozioni, ricordi e intuizioni non sempre accessibili con il ragionamento: è come uno scrigno silenzioso che continua a lavorare dentro di noi, anche quando non ce ne accorgiamo. 🔑

Le libere associazioni aprono quello scrigno, bypassando i filtri della mente razionale. Quest’ultima spesso “sceglie” cosa è logico, cosa ha senso, cosa è accettabile, rischiando così di non ascoltare ciò che è davvero dentro di noi. 💡

Hai scritto? Ora lascia germogliare 🌱

Una volta scritte le libere associazioni, cosa fare? Prendi distanza: chiudi il quaderno o metti da parte il foglio. Non serve analizzare, correggere o giudicare subito.

Questo permetterà all’inconscio di elaborare senza interferenze. Cioè? L’inconscio continua a elaborare i collegamenti tra ciò che hai scritto, a far emergere significati nascosti o relazioni tra elementi apparentemente scollegati, permetterà inoltre l’integrazione spontanea delle emozioni che si sono attivate scrivendo le libere associazioni, altrimenti la coscienza potrebbe cercare di controllarle. 👀​

Una parola alla volta

Forse ti stai chiedendo: meglio lavorare su tutte e tre le parole insieme o su una alla volta? 🤔
Il mio consiglio è di procedere una parola per volta. Ogni parola porta con sé un mondo intero, e per esplorarlo serve spazio, tempo e ascolto. ⏳

Dedica magari un giorno alla prima, un altro alla seconda, un altro ancora alla terza. Non avere fretta di “arrivare alla fine”: l’introspezione non è una gara. Mettici il tempo che ti serve. 🌱

“Bravo, puoi capire / Cose che non vuoi / Sei il tuo guaritore / Sei nel tuo mondo” 🌟

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