Neuroscienze

Il cervello plastico: come possiamo cambiare chi siamo

Nell’articolo sulle credenze di base abbiamo visto come alcune convinzioni profonde — spesso nate molto presto nella nostra vita — diventino la lente attraverso cui leggiamo noi stessi, gli altri e il mondo.

A questo punto potrebbe sorgere una domanda legittima:

Se queste credenze sono così radicate, è davvero possibile cambiarle?

La risposta arriva dalla neuroscienza, ed è una risposta sorprendentemente incoraggiante.

Il cervello non è una struttura fissa

Per molto tempo si è creduto che il cervello fosse una struttura rigida, immutabile dopo l’infanzia.
Oggi sappiamo che questa idea è falsa.

La neuroscienza contemporanea parla di plasticità cerebrale, ovvero della capacità del cervello di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta all’esperienza, all’apprendimento, alle emozioni e persino ai pensieri ripetuti.

Il neuroscienziato Eric Kandel, premio Nobel per la Medicina nel 2000, ha dimostrato che ogni esperienza significativa modifica la forza delle connessioni tra i neuroni, le cosiddette sinapsi (Kandel et al., Principles of Neural Science).

In altre parole:
👉 ciò che viviamo, pensiamo e sentiamo lascia una traccia biologica reale nel cervello.


“I neuroni che si attivano insieme, si connettono tra loro”

Uno dei principi fondamentali della plasticità cerebrale è stato formulato già nel 1949 dallo psicologo e neuroscienziato Donald Hebb.

Il suo famoso assunto dice:

“Neurons that fire together, wire together”
(I neuroni che si attivano insieme, si connettono tra loro)

Questo significa che più un certo schema di pensiero o di emozione viene ripetuto, più le connessioni neurali che lo sostengono diventano forti e automatiche.

Ed è esattamente così che si formano le credenze di base:

  • attraverso esperienze ripetute
  • cariche emotivamente
  • soprattutto nell’infanzia

Ma — ed è qui il punto cruciale — lo stesso meccanismo vale anche per il cambiamento.

Credenze di base e plasticità: il ponte

Judith Beck, nel suo lavoro sulla Terapia Cognitivo-Comportamentale, descrive le credenze di base come convinzioni profonde, globali e spesso inconsapevoli che guidano emozioni e comportamenti.

Oggi possiamo dire qualcosa in più: quelle credenze non sono solo idee, ma reti neurali consolidate.

Quando una credenza cambia, non stiamo semplicemente “pensando positivo”: stiamo costruendo nuove connessioni neurali e indebolendo quelle vecchie.

Il cambiamento richiede tempo perché il cervello ha bisogno di:

  • ripetizione
  • esperienza emotiva correttiva
  • attenzione consapevole

Ma è possibile, perché il cervello rimane plastico per tutta la vita.


Esperienza, emozione e cambiamento

Il neurologo e psichiatra Norman Doidge ha documentato numerosi casi clinici in cui il cervello si riorganizza anche dopo traumi, lesioni o schemi mentali profondamente radicati (The Brain That Changes Itself).

Ciò che emerge con forza dai suoi studi è che l’esperienza emotivamente significativa vissuta in modo consapevole è uno dei motori più potenti del cambiamento cerebrale.

Secondo Doidge, le credenze profonde non cambiano con le spiegazioni, ma con esperienze ripetute che le contraddicono.

Il cervello cambia quindi quando vive una nuova esperienza emotiva:

  • sufficientemente intensa
  • sufficientemente ripetuta
  • sufficientemente sicura

È per questo che:

  • la relazione terapeutica
  • l’ascolto profondo
  • la scrittura emotiva
  • la consapevolezza corporea

sono strumenti potenti: creano esperienze correttive, non solo intuizioni che creano consapevolezza.

Cambiare non significa cancellare

La plasticità cerebrale non implica “cancellare” il passato.
Le vecchie connessioni non spariscono: perdono forza.

Cambiare una credenza di base significa:

  • costruire nuove strade neurali
  • rendere meno automatiche quelle vecchie
  • permettere al cervello di scegliere percorsi diversi

È un processo graduale, fatto di piccoli spostamenti di prospettiva.

In conclusione

La plasticità del cervello ci dice una cosa essenziale: non siamo condannati a restare ciò che siamo stati.

Le credenze di base possono essere riconosciute, messe in discussione e trasformate perché il cervello è vivo, dinamico, in continuo dialogo con l’esperienza.

Cambiare richiede tempo, ascolto e pazienza.
Ma è una possibilità reale, sostenuta non solo dalla psicologia, ma dalla biologia stessa.

Un viaggio… emotivo

È il momento di rientrare nella “stanza vuota” e di riprendere in mano il quadernetto, di rileggere la prima delle tre parole e le parole che hai associato.
In quel silenzio esterno ed interno, cominci a sentire una sensazione, da qualche parte dentro di te?
Forse sai benissimo di che si tratta o forse non la ricordi più.
A qualcuno è stato insegnato come riconoscerla ed a qualcun altro no.

E mentre l’uomo primitivo probabilmente viveva con sola ed assoluta coscienza fisica quella sensazione, noi ad un certo punto abbiamo cominciato a darle un nome: l’emozione 💗​.

Che cos’è un’emozione? 🤔​

Un’emozione è innanzitutto una risposta corporea che nasce da uno stimolo, esterno o interno.

Immagina di toccare qualcosa di viscido e molliccio. Per alcuni potrebbe essere sgradevole 🤢, per altri curioso 🤨 o persino piacevole 🙂. Tutto comincia da quella sensazione tattile: parte dalla pelle, risale la mano, il braccio, fino ad arrivare al cervello.

Qui entra in gioco l’amigdala, una piccola struttura cerebrale a forma di mandorla, che funziona come un centro di smistamento: regola la risposta emotiva e decide se etichettarla come disgusto, piacere, sorpresa… chissà 🤯.

In realtà l’emozione è già iniziata dal primo contatto, quando la pelle ha incontrato quell’oggetto viscido. È un processo immediato, rapido, che spesso anticipa persino il pensiero consapevole.

Questo avviene grazie a risposte neurobiologiche: l’amigdala, insieme ad altre aree cerebrali e ghiandole endocrine, attiva una cascata di neurotrasmettitori che regolano il nostro stato emotivo. Solo per esempio (e sicuramente non esaustivo), l’adrenalina e la noradrenalina sono neurotrasmettitori che preparano il corpo all’azione, generando paura o rabbia ⚡ (esempio classico: l'”attacca o fuggi” di fronte a un pericolo).
Sono velocissimi ed invisibili messaggeri che traducono ciò che viviamo in battiti, movimento, respiro 💓.

Uno spettro si aggira dentro di noi 🌈​

Le emozioni umane, così come quelle animali, fanno parte di uno spettro. Che vuol dire? Dobbiamo avere paura?
Lo spettro è una gradazione, come la luce che attraversa un prisma e crea una gamma variegata di colori, anche le emozioni sono così: sono tante e di diverse sfumature per tutti noi.

Per semplicità, le divideremo in gradi, ricordandoci sempre che non tutti viviamo le emozioni alla stessa maniera e con la stessa intensità.

Le emozioni primarie dell’uomo 😃😢😡😨😲🤢

  • Gioia 😃
  • Tristezza 😢
  • Rabbia 😡
  • Paura 😨
  • Sorpresa 😲
  • Disgusto 🤢

Esistono poi emozioni più complesse, combinazioni delle emozioni primarie, ma per ora tratteremo solo le primarie.

Cosa succede al nostro corpo? 🧠💓

Le emozioni umane però non sono solo dei concetti astratti, avviene appunto qualcosa dentro e fuori di noi, vivendole.
Cosa succede al nostro corpo?

  • Gioia 😃 → il corpo si apre agli altri, il respiro si fa leggero, spesso compare il sorriso.
  • Tristezza 😢 → il corpo rallenta, spesso ci allontaniamo dagli altri, le spalle si incurvano, il pianto libera.
  • Rabbia 😡 → il cuore accelera, i muscoli si tendono, il calore sale, il corpo si prepara ad attaccare!
  • Paura 😨 → il corpo si irrigidisce o fugge, il cuore batte forte, i sensi si acuiscono.
  • Sorpresa 😲 → gli occhi si spalancano, il respiro può sospendersi per qualche attimo. Spesso sopraggiunge un’altra emozione.
  • Disgusto 🤢 → il corpo si ritrae, il volto si contrae.

Ritorniamo da dove siamo venuti ✍️

Torniamo al quadernetto: quando rileggi le parole che hai scritto, la tua mente ti porterà ad un simbolo, una figura, un’odore… questi saranno la chiave per aprire una porta dentro di te: una memoria, un vissuto, un’emozione che ti appartiene.

Quindi, leggendo quelle parole, che cosa senti?

Il mio consiglio è di vivere ed accettare l’emozione che arriva, anche se non piacevole, anche se carica. Ricordati che, se non sei pronto, il tuo inconscio non ti scaricherà addosso un’emozione potente come un fulmine ⚡, piuttosto ti cullerà come farebbe una mamma col suo bambino 🤱.

Le emozioni che stanno riaffiorando sono messaggeri che non arrivano a caso: possono riportarci a esperienze passate da comprendere o guarire, oppure farci riscoprire ricordi preziosi e desideri rimasti in silenzio. A volte ci conducono all’origine di ciò che è stato, altre ci aprono a nuove possibilità da creare nel presente.

Accetta l’emozione e domandati: perché mi sento così leggendo queste parole?

Un viaggio a ritroso 🛣️​

Stiamo per addentrarci in un argomento molto delicato, che varia per tutti noi in base al nostro vissuto e che merita un approfondimento che tratterà il riconoscimento, l’accettazione e, poi chissà, forse il liberare spazio, dare finalmente respiro a un desiderio che attendeva il momento giusto per fiorire 🌸 o magari il custodire per sempre dentro di te 💖.